Lago di Garda - Riviera dei Limoni e dei Castelli 


Le località della riviera

Il meteo in riviera

 

San Felice del Benaco

Isola del Garda

Situata sulla sponda Bresciana del Lago di Garda, a poche braccia d’acqua da San Felice del Benaco, è stata per secoli espressione del più alto misticismo (San Francesco vi aveva fondata una piccola comunità).

Oggi deve il suo fascino alla straordinaria villa in stile neogotico veneziano, progettata dall’architetto Luigi Rovelli nei primi ’900; un’imponente costruzione armonica, ricca di particolari architettonici sorprendenti. Vanta una bellissima tela settecentesca di Carlo Carloni.

Ai suoi piedi terrazze e giardini all’italiana digradano fino al lago. Tutt’intorno la vegetazione è rigogliosa e intatta, ricca di piante locali, esotiche, essenze rare e fiori unici. Una selva armonica di pini e cipressi, di acacie e limoni, di magnolie e agavi. L’Isola del Garda è magia e mistero. Il canto degli uccelli pare la gioiosa voce dell’anima di coloro che, nello scorrere dei secoli, l’hanno rispettata, curata e amata.

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Santuario della Madonna del Carmine

La chiesa della Madonna del Carmine è un vero gioiello di arte romanico-gotica oltre che centro spirituale di estrema importanza. La genesi del santuario è da far risalire al 1452 quando venne innalzata dalla popolazione una prima cappella dedicata alla Madonna delle Grazie, dove andare ad implorare la Vergine nei frequenti momenti di calamità che assalivano il paese. Nel 1460 vennero chiamati i frati carmelitani che vi rimasero fino alle soppressioni della Repubblica di Venezia durante il 1770 per poi farvi ritorno nel 1952.

Da un punto di vista architettonico la chiesa si presenta a navata unica, divisa in cinque campate da quattro arconi trionfali a sesto acuto e terminante con una volta a travature scoperte. Ai due lati della navata è poi presente, tra i pilastri che fungono da sostegno, una sorta di matroneo aggettante. L’abside è dotata poi di un soffitto a costoloni incrociati che sovrasta il coro ligneo e una piccola nicchia con la statua della Madonna. La facciata della chiesa è caratterizzata da una porta a sesto acuto avente gli stipiti i cotto, da due monofore ai lati e da un oculo circolare sopra il protiro, quest’ultimo è in realtà frutto di una ricostruzione avvenuta dopo la prima guerra mondiale che fece del santuario un temporaneo ospedale militare e portò alla distruzione del protiro sopradetto per agevolare l’ingresso delle barelle.

La bellezza autentica di questo luogo non si esaurisce però con l’architettura; appena entrato in chiesa infatti, il devoto è subito pervaso da un senso di estrema meraviglia che i numerosi affreschi ivi presenti sono in grado di suscitare. Questi risalgono per lo più al XV secolo e si rivelano opera di artisti della scuola veneto-lombarda vicini ai modi mantegneschi e foppeschi. Di grande interesse sono poi le scritte che accompagnano gli affreschi tutti incentrati sulla storia di Cristo, della Madonna e dell’ordine carmelitano, numerosi sono anche gli ex-voto che vanno considerati a tutti gli effetti come frutto della devozione dei singoli fedeli. All’ingresso della chiesa sul lato sinistro troviamo la cappella della natività, seguita dalla cappella intitolata a Maria mater gratiae, da quella dedicata a Sant’Angelo, a quella dei Santi Sebastiano e Rocco. Sulla parete destra, dopo il presbiterio anch’esso riccamente decorato con l’immagine dell’annunciazione, di Santi e profeti, la sacrestia ed un ulteriore piccolo tempietto, si trova la cappella dei tre santi, quella della Crocifissione, dei quattro santi e della Santissima Trinità, dotate tutte di affreschi e soggetti emblematici, che fanno di questa chiesa un unicum nel panorama artistico lacustre. Ogni pittura infatti racconta una storia artistica e religiosa affascinante e sublime, che solo una visita diretta al sito può far comprendere e apprezzare appieno.

www.santuariodelcarmine-sanfelice.it

(credits Arianna Florioli)

Villa Borghese-Cavazza

La villa si erge imponente all’interno dell’Isola del Garda completamente circondata da un rigoglioso giardino. La storia dell’edificio affonda le sue radici molto lontano nel tempo. Essa infatti venne costruita su preesistenze preromane per poi diventare sede di un romitorio francescano nel XIII secolo, dove si dice soggiornò lo stesso San Francesco, e successivamente luogo ospitante un convento di frati Osservanti nel XV secolo. La storia religiosa del sito ha però fine nel 1798, a seguito delle espropriazioni napoleoniche. Durante l’ Ottocento il convento, che venne riattato a villa e conseguentemente abbellito e rifatto, passò di mano numerose volte.

Da segnalare gli interventi eseguiti per volere del conte Gaetano de Ferrari al quale si deve ricondurre l’odierna architettura neogotica dell’edificio ispirato agli esempi veneziani. Oggi la villa è proprietà privata e luogo di abitazione della famiglia dei conti Cavazza che tuttavia permettono la visita del parco e di alcune sale della villa. Essa è costituita da un corpo lungo e rettangolare dotato di numerose finestre parallele e presenta una torre merlata e decorata con eleganti motivi floreali ricamati in pietra a pianta quadrata posta a sud-ovest. Molto bella è l’articolazione architettonica dell’edificio che presenta un’alternanza di balconi, ballatoi, guglie e corpi giustapposti, in ottemperanza allo stile neogotico a cui si ispira. Notevoli anche le monofore ad arco acuto e il portico a pianterreno. L’interno ampio e luminoso conserva un’opera dell’artista Carlo Carloni, artefice della tela settecentesca posta in una delle sale. Importante è anche l’ampio parco circondante la villa, che vanta anche la presenza di alcune piante esotiche, grotte artificiali, ruscelli oltre ad alcuni resti dei primitivi insediamenti.

(credits Arianna Florioli)

Santuario di San Fermo

Posto su di un promontorio che si estende fino all’Isola del Garda, il Santuario di San Fermo venne innalzato sui resti di una antica villa romana riservata all’otium del suo possessore, come ci è confermato dai reperti ritrovati durante gli scavi archeologici consistenti in frammenti di mosaici e di intonaci dipinti. La chiesa con facciata a capanna è databile al XV secolo, momento di transizione tra lo stile romanico-gotico e quello più propriamente rinascimentale, e si presenta ad aula unica con archi trasversi reggenti tetto a vista. L’interno attualmente si propone agli occhi del visitatore spoglio, ma da testimonianze fotografiche di inizio Novecento sappiamo che l’abside era rivestita da intarsi e dotata di stucchi policromi.

Un tempo questo santuario dovette ospitare la comunità dei frati zoccolanti, quando la chiesa venne affidata alla loro custodia dopo che qui vi si trasferirono dall’isola del Garda, i lacerti murari presenti accanto alla chiesa fanno perciò pensare a stanze adibite all’uso privato dei conversi. Dell’antico altare rimane unicamente il basamento e, oltre a quest’ultimo, è documentata anche la presenza di un coro dotato di due piccole porte che permettevano l’accesso tra l’altare maggiore e le pareti laterali della zona absidale. Attualmente sopravvive in questa zona un ritratto raffigurante San Fermo, che, per il tipo di colore usato e per il particolare taglio dell’inquadratura è stato attribuito a Giovanni da Ulma, artista famoso soprattutto per le numerose tarsie e sculture in legno, che ricevette, tra gli altri, anche gli elogi del Mantegna, che una notizia mai confermata riferisce di un suo passaggio sulle rive gardesane. Sulla parete sinistra è presente poi un’opera realizzata da Carlo Baciocchi e datata 1563 rappresentante "Sant’Antonio di Padova col bambino", mentre l’ulteriore dipinto ad olio presente sulla parete opposta è stato attribuito dal Panazza al pittore locale Andrea Bertanza. La tela raffigura "San Lorenzo con la graticola e Santi"; un tempo vi era anche la figura della "Madonna col bambino", purtroppo asportata da ignoti durante gli anni Settanta del Novecento.

(credits Arianna Florioli)

Chiesa Parrocchiale

Una particolare importanza riveste la cinquecentesca Parrocchiale dei Santi Felice, Adauto e Flavia.

Nel suo interno dal gusto barocco possiamo ammirare gli affreschi di Carlo Carloni e Giosuè Scotti e la pala del Romanino.

All'esterno restiamo affascinati dalla maestosità del campanile, che è isolato dalla struttura poiché è stato innalzato sfruttando le parti murarie di una torre appartenente al castello scaligero di cui restano solo poche rovine. Il nostro sguardo è poi colpito dalle due aree romane, di cui una dedicata a Nettuno, situate ai lati del portale sinistro.

Ex Monte di Pietà

Il palazzo venne costruito durante il corso del XVII secolo per volontà di un facoltoso cittadino di San Felice, Giacomo Pace, che morendo lasciò, nel 1593, gran parte dei suoi beni al comune. Per sua espressa volontà e con chiaro intento filantropico venne dunque edificato quello che sarebbe dovuto diventare il monte di pietà. In questa occasione i costruttori si servirono di alcune pietre appartenenti già al preesistente castello, contribuendo di fatto, al progressivo smantellamento del fortilizio. L’edificio che venne eretto rappresenta ad ogni modo un unicum per ciò che concerne l’ambiente gardesano. Esso infatti è costituito da un portico che si apre direttamente sulla strada principale del paese, è caratterizzato dalla presenza di cinque archi a tutto sesto retti da pilastri bugnati e da volte a crociera. La facciata è dotata di un sottile cornicione in pietra, sopra il quale si apre la finestra balconata fiancheggiata da altre due minori. Interessante è poi il motivo a dentelli sotto il tetto. Internamente il palazzo, che fino al 1993 fu sede del Comune, conserva la sala un tempo deputata al Monte dei pegni e un ulteriore grande salone sulla sinistra, che presenta lo stemma del paese di San Felice e un affresco sulla volta, opera del pittore Andrea Grisiani.

(credits Arianna Florioli)

Palazzo Cominelli

Il palazzo venne eretto a Cisano, frazione di San Felice, e risale al XVII secolo. Esso fu abitazione della famiglia Cominelli di Salò, che vide fra i suoi rappresentanti anche Raffaele, moderno poeta e letterato che alla sua morte, avvenuta nel 1981, lasciò la propria abitazione al Comune con l’esplicita richiesta di farvi una fondazione atta a valorizzare i beni artistici della sua famiglia costituiti per lo più da quadri e manoscritti. Il Comune non solo rispettò tale volere ma decise anche di servirsi di tale immobile per promuovere attraverso mostre, convegni e dibattiti il patrimonio culturale della civiltà contadina e della Valtenesi in particolare.

Palazzo Cominelli, anche grazie alle opere di ripristino, restauro e valorizzazione del paese di Cisano, ha una linea sobria, raffinata e signorile. La facciata è dotata di un portone di ingresso incorniciato da conci di pietra bugnata che sulla sommità formano un’elegante arricciatura, e da finestre sopra le quali si articola un discreto cornicione. Internamente la casa conserva un giardino dove trovano posto un pozzo e alcuni olivi, mentre le stanze, grandi e collegate tramite un sistema di scale e corridoi sono state ad oggi riattate al fine di poter garantire una corretta fruizione delle opere quando vi si tengono delle mostre temporanee. Grazie alla presenza di alcuni balconi è poi assicurata una magnifica veduta del golfo di Salò che si apre immediatamente agli occhi del visitatore.

(credits Arianna Florioli)

Castello di San Felice

Situato nel cuore del paese, l’attuale castello di San Felice venne edificato assieme a quello di Portese, dopo la distruzione attuata dai bresciani del primitivo castrum che si trovava in prossimità del promontorio di San Fermo durante il XIII secolo. Anche questo edificio venne eretto per scopi difensivi, e prove di questa sua destinazione d’uso ci vengono fornite dalla presenza di un piccolo fossato, successivamente interrato, e cerchia murarie con torri e mastio. Attualmente del castello è visibile solo una torre, anche se nel passato questo edificio fu protagonista delle vicende storiche che investirono la zona.

Le prime testimonianze in merito risalgono al 1330, quando il castello passò sotto la proprietà dei conti di Castelbarco, per poi essere ceduto, dopo la migrazione della popolazione della Valtenesi nel 1438, ai visconti dei Piccinino. Ingenti danni vennero poi riportati dopo la guerra di Ferrara del 1483, durante il XVI secolo venne ristrutturato anche se risale al 1600 la decisione di asportare alcune pietre dalle mura e dall’edificio stesso, ormai all’epoca caduto in disuso e adibito a luogo atto ad ospitare una fornace, per costruire il monte di pietà. Oggigiorno è difficile riuscire a distinguere esattamente l’insieme costituito da mura e da quello che rimane del castello proprio perché l’intero complesso ha subito l’evoluzione urbanistica che ha coinvolto l’intero paese di San Felice. L’antico recinto difensivo infatti è occupato attualmente dal cimitero, mentre i caseggiati e varie costruzioni limitrofe ne impediscono la visione d’insieme. A seguito di indagini si è stabilito che l’ingresso dovesse essere ubicato ad oriente in una posizione piuttosto decentrata, e doveva essere protetto dal mastio, ora diventato un campanile. Vi è poi la presenza di un’ulteriore torre, mancante tuttavia della parte terminale, della quale si conserva solo il basamento, collocata a sud-ovest. Mentre una terza torre posta a nord ha anch’essa pianta quadrangolare ed è decorata ad archetti. Non è possibile dare la conferma riguardo l’eventuale presenza di abitazioni all’interno delle mura perimetrali che nel tempo furono progressivamente abbassate, tuttavia anticamente all’interno del castello dovette essere presente anche una scuola e un ospedale.

(credits Arianna Florioli)