Lago di Garda - Riviera dei Limoni e dei Castelli 


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Desenzano del Garda

Castello di Desenzano

Il Castello di Desenzano sorse sulle fondamenta di un castrum di epoca romana durante il periodo altomedievale, e possiede tutte le caratteristiche di quei complessi fortificati nati allo scopo di difendere la popolazione locale in caso di pericolo. Rientra dunque a far parte della tipologia dei castelli-ricetto. Ad oggi sono sopravvissute solo alcune tracce delle mura perimetrali, anche se l’interno doveva un tempo ospitare un piccolo borgo dotato di case, strade e chiesa, quest’ultima costruita nel 1509 e dedicata a Sant’Ambrogio, poi venduta nel 1798, riutilizzata come casa privata e poi definitivamente distrutta nell’Ottocento. Lo stato di abbandono e di degrado del castello si intensificò soprattutto durante il XIX secolo, a questo periodo infatti risale la definitiva perdita di funzione di rifugio del luogo, anche se esso continuò a venire abitato nonostante la mancata realizzazione di opere di mantenimento.

Nel 1472 il complesso fu protagonista di un ingrandimento sul lato sud al fine di ospitare una guarnigione di passaggio, anche se non divenne mai una vera e propria fortezza militare. Esso comunque è dotato di pianta rettangolare, e doveva presentare un insieme di torri di vedetta delle quali è sopravvissuta quella ubicata sul lato nord, posta a protezione dell’ingresso. Quest’ultimo doveva essere provvisto di ponte levatoio, e le tracce delle feritoie atte a favorire il suo funzionamento sono ancora visibili sulla torre. La partitura muraria si mostra costituita da pietre, ciottoli e mattoni alternati, la merlatura presente sulle mura è invece stata sbrecciata nel corso del tempo.

(credits Arianna Florioli)

Palazzo Todeschini

Il palazzo deve il suo nome a Giulio Todeschini, l’architetto che lo progettò nel 1580. L’edificio è dotato di una pianta a parallelepipedo e mantiene intatte tutte quelle caratteristiche di solennità tali da renderlo oggigiorno una sede ideale per ogni tipo di convegno. Esternamente è dotato di un portico costituito da quindici archi a tutto sesto su pilastri. L’insieme, che inquadra in maniera mirabile il palazzo vero e proprio, è realizzato con pietra bianca di Malcesine disposta a bugne. Internamente l’edificio, avendo perso dagli anni Settanta del Novecento la sua funzione di casa comunale, ospita al piano terra mostre ed esposizioni temporanee, mentre le tre grandi sale adibite ad ospitare i convegni, vantano ciascuna un nome diverso, riconducibile ai tre venti principali che soffiano sul lago di Garda: Pelèr, Ander, Vinessa. L’elemento forse più curioso sta però nel fatto che ciascuna di queste sale è orientata secondo la direzione del vento di cui riporta il nome. Da notare poi che esternamente, appoggiata sull’ultimo pilastro del porticato, vi è la cosiddetta “pietra dei disoccupati” dove trovava posto, in tempi remoti, chi veniva condannato per fallimento ma anche chi ricopriva il ruolo di banditore comunale.

(credits Arianna Florioli)

Villa Arrighi

Eretta verso la fine del XVII secolo in località Rivoltella a Desenzano del Garda per volere di Giovanni Pietro Arrighi, nobile toscano esiliato da Firenze, Villa Arrighi vide passare la storia attraverso le sue numerose stanze. Nel corso della battaglia di San Martino e Solferino infatti ospitò il quinto battaglione dei bersaglieri, poi, dopo essere stata ceduta al barone Monti che ne fece una residenza agricola, passò ad ospitare durante il ventennio fascista il ministro dell’agricoltura Tassinari, per diventare ospizio di numerosi gerarchi nazisti e abitazione del generale Graziani. Da un punto di vista architettonico la villa si presenta articolata su tre piani, il piano terra è dotato di sei piccole sale affrescate e di un grande salone; i piani superiori invece vantano numerosi ambienti. La facciata principale è invece ispirata ai modelli del Palladio e del Sanmicheli, e a questo proposito è interessante sottolineare come nell’impianto generale villa Arrighi ricordi molto gli esempi delle ville venete. Suggestivi sono anche il piccolo porticato a cinque arcate bugnate posto davanti al cortile interno e la piccola chiesetta lì vicina.

(credits Arianna Florioli)

Villa Martina

La villa, localizzata a Rivoltella, frazione di Desenzano del Garda, fu costruita alla fine del Cinquecento per volere di monsignor Roveglio che ne voleva fare la propria residenza dedicata al riposo. Fu poi ristrutturata nel 1730 da un discendente del proprietario, Francesco Liviano Roveglio e, durante la battaglia di San Martino e Solferino, ospitò Vittorio Emanuele II prossimo re d’Italia. Alla fine del XIX secolo la villa venne acquistata da Brunati che si preoccupò di farla restaurare dall’architetto Tagliaferro e di affrescarla. Una volta completate le operazioni di abbellimento, Brunati volle dedicare l’abitazione all’amata moglie Martina. Oggi il palazzo è sede della biblioteca comunale. Da un punto di vista architettonico la villa è dotata di forme semplici ma signorili, esternamente caratterizzata da una fascia a bugnato liscio e da un’altra soprastante dove si aprono numerose finestre sormontate da frontoni triangolari corredate da balconcini. Le stanze interne sono invece molto ampie e luminose, profilate da decorazioni atte a sottolineare la grandezza di pareti, soffitto e finestre.

(credits Arianna Florioli)

 

Villa Romana

Desenzano ospita uno fra gli esempi più complessi di villa tardo-antica di epoca romana in Italia settentrionale. Una delle peculiarità che rendono questa villa così singolare è sicuramente la posizione privilegiata di cui essa gode. Essendo ubicati infatti in posizione prospiciente il lago, i vari ambienti che componevano l’abitazione dovevano affacciarsi direttamente sul bacino lacustre ed essere allo stesso tempo ben visibili da esso. La villa doveva poi essere dotata di moli, banchine e attracchi per le piccole imbarcazioni gravitanti attorno all’edificio. La domus ad ogni modo, venne costruita durante il I sec a.c ma dal punto di vista architettonico si susseguirono diverse modifiche fino al IV sec d.c. che comportarono il rinnovo o l’annessione ex novo di altri locali. Essa comunque si presenta organizzata attorno ad un ampio peristilio sotto il quale un tempo si apriva il criptoportico che conduceva ad est all’interno di una stanza ottagonale. Non poteva mancare poi il complesso termale, che trovava posto a sud. Riveste poi grande interesse l’ambiente costituito da una grande aula dotata di abside e preceduta da un lungo corridoio, il cosiddetto triclinium, ovvero la stanza di rappresentanza che serviva anche a ricevere gli ospiti, al di là della quale si trova un bel giardino caratterizzato dalla presenza del ninfeo. Bellissimi sono i mosaici superstiti, resi particolari dalla singolare policromia e dalla molteplicità di temi che li contraddistinguono. Sono presenti infatti scene bucoliche accanto ad altre che hanno per soggetto satiri, amorini, allegorie delle quattro stagioni, belve. Degno di interesse un mosaico pavimentale che raffigura un giovane assieme ad un cane e ad una pecora, variamente interpretato come il Buon Pastore o Orfeo. Accanto alla villa trova posto l’antiquarium, sorto in relazione agli scavi più recenti, atto ad ospitare i reperti riesumati. Esso contiene ceramiche, vetri, statue, affreschi risalenti al I sec d.c., un frantoio variamente usato per la molitura delle olive e la spremitura delle uve. Interessante constatare poi che tramite un piccolo pozzo si possono vedere i resti di un ipocausto, una sorta di camera sotterranea funzionale al riscaldamento degli ambienti, sopra la quale si appoggiava il pavimento. La domus ospitava poi anche una serie di locali espressamente dedicati allo svago tra cui una ampia sala collegata al giardino di fuori, completamente mosaicata e dipinta, un giardino interno dotato di fontana e acque correnti utili al refrigerio durante la calura estiva ma anche usate solamente con esplicita valenza estetica. Corredano inoltre la casa anche il vestibolo, atri, una saletta di soggiorno a sud del peristilio, vani dalle più diverse funzioni che andavano dal riposo dopo il bagno al semplice locale di servizio alla sauna e varie stanze sovente caratterizzate dalla presenza di mosaici dai motivi geometrici o da scene di pesca e da pareti dipinte a vivaci colori. Il complesso fu comunque oggetto, già a partire dall’età augustea fino al IV sec d.c. di numerose modifiche edilizie evidenti anche a partire dalla diversa datazione che hanno i mosaici. Per ciò che concerne la storia della villa, è importante considerare che essa venne alla luce la prima volta durante i primi anni Venti del Novecento, anche se gli scavi cominciarono a venire effettuati a partire dal 1928. Questo grave ritardo compromise irrimediabilmente alcuni mosaici e strutture che subirono degli importanti danni dovuti al deterioramento. Al giorno d’oggi, malgrado alcuni interventi urbanistici degli anni Sessanta e Settanta che hanno messo a dura prova la salute del sito archeologico, la domus è tuttavia tornata a splendere grazie al paziente lavoro di archeologi e sovrintendenti di ogni settore, che hanno contribuito a restituire la villa all’antico splendore di cui un tempo era legittima detentrice.

(credits Arianna Florioli)

Duomo

A Desenzano notevole importanza riveste il duomo, uno fra gli esempi architettonici più belli dello stile tardo rinascimentale in ambito bresciano. Esso venne iniziato nel 1586, poi consacrato nel 1611 e dedicato a Santa Maria Maddalena dopo che l’architetto Giulio Todeschini lo fece innalzare nell’area dove un tempo trovava posto la pieve. Internamente l’edificio è articolato in tre navate divise da sedici colonne doriche in marmo che reggono archi a tutto sesto, presenta pianta basilicale e abside rettangolare. La navata centrale è dotata di copertura a botte, mentre in quella destra e sinistra sono presenti volte a crociera, in quest’ultima trova poi è ubicata anche la cappella del SS. Sacramento, che custodisce la bellissima tela di Gian Battista Tiepolo datata 1738 e raffigurante l’ultima cena di Cristo. Quest’opera, oltre ad appartenere ad uno dei massimi esponenti del Settecento veneziano, risulta particolarmente notevole a motivo dell’insolita iconografia che contraddistingue i personaggi ritratti. Gli apostoli infatti, a differenza di quanto solitamente avviene, sono rappresentati secondo una prospettiva tesa a evidenziare la profondità della scena che acuisce e induce molto sul carattere intimista di tutta la narrazione pittorica, restituendo agli occhi dello spettatore l’immagine di un momento di intensa drammaticità in cui le persone appaiono assiepate e gremite quasi le une sulle altre. Oltre a ciò stupende sono le tele di Andrea Celesti, che dipinge l’intero ciclo delle storie dedicate alla Maddalena presente all’interno dell’edificio. Nella zona absidale dietro all’altare è presente la “Maddalena penitente consolata dagli angeli in un momento di estasi”, a fianco sulla sinistra la”Resurrezione di Lazzaro” che alcune fonti bibliche ritengono essere fratello proprio della Maddalena, e, sulla destra, la “Cena in casa di Simone il fariseo” che il Vangelo ricorda essere l’occasione in cui la Santa si prostra per lavare i piedi di Cristo e asciugarli con i propri capelli. In quest’ultimo caso sopraffino appare il gusto del Celesti che decide di ispirarsi ad un altro grande pittore veneto, Paolo Veronese, del quale riecheggia i modi e gli stilemi pittorici da lui adottati nel dipinto che ha per soggetto il “Convito in casa Levi”, visibile oggi alle Gallerie dell’Accademia a Venezia e datato 1573. Il ciclo dedicato alla Maddalena termina nella controfacciata della chiesa, dove trova posto la Resurrezione di Cristo, anche se altre tele del Celesti sono presenti sopra le finestre dell’abside e tra le zone di muratura che fungono da connessione tra le arcate della navata principale. Altri illustri pittori concorrono a rendere ancora più apprezzabile e ricco il duomo, fra questi Donato Zenone, Domenico Cignaroli e Giovanni Andrea Bertanza di Padenghe. Notevole, oltre ad un gruppo di opere in sacrestia, anche la cappella dedicata a Sant’Angela Merici, presente al’interno della chiesa a partire dal 1874. La facciata invece, ritmata da un proliferare di lesene, cornici, trabeazioni ed eleganti elementi di raccordo arricciati, pur ricollegandosi per certi aspetti allo stile tardo rinascimentale, dichiara già alcuni debiti nei confronti del barocco e all’occhio del visitatore non risulterà difficile notare le strette attinenze architettonico-stilistiche con edifici assai noti come la chiesa del Gesù a Roma, chiesa madre dei gesuiti dedicata alla memoria di Sant’Ignazio di Loyola.

(credits Arianna Florioli)

Museo Rambotti a Desenzano

Inaugurato nel 1990 e intitolato a Giovanni Rambotti, un tempo preside del liceo classico cittadino e regio ispettore degli scavi e monumenti, il museo archeologico di Desenzano raccoglie importanti testimonianze preistoriche che vanno dai reperti dell’età del bronzo provenienti dal sito palafitticolo di Lavagnone, ai più diversi materiali recuperati nelle altre molteplici palafitte sommerse lungo le rive meridionali del lago di Garda. Ad essa va unita anche l’importante collezione un tempo appartenuta all’avvocato Mosconi, costituita sempre da reperti preistorici provenienti dal Lavagnone e successivamente acquisita dal comune di Desenzano. Un’ala del museo è poi dedicata al Paleolitico, al Mesolitico e al Neolitico; queste ere vengono infatti indagate e studiate in riferimento all’area lombarda di Desenzano, fervida di testimonianze. Interessantissima è inoltre la sezione riservata alle attività artigianali, anche se il fiore all’occhiello del museo è indubbiamente costituito dalla presenza di un aratro in quercia, pressoché completo, appartenente all’età del bronzo, e per questo considerato dai più come uno fra gli esempi più antichi di utensile agricolo della storia dell’umanità. Il museo trova sede nell’ex monastero dei frati carmelitani di Santa Maria del Carmine fondato nel 1472, notevole è il chiostro.

(credits Arianna Florioli)

Antiquarium della Villa Romana

Con il termine Antiquarium si è soliti indicare una struttura museale transitoria atta a raccogliere, contenere e mostrare i reperti rinvenuti a seguito di una importante campagna di scavi. Ad oggi tuttavia è sempre più pressante l’idea di rendere stabili queste strutture in modo tale da correlare meglio ciò che viene rinvenuto col luogo in cui un tempo trovava posto il reperto. Sicuramente degna di nota è quella sorta in relazione alla domus di Desenzano, composta da alcune sale che contengono numerose testimonianze archeologiche tra cui i resti di un frantoio, di ritratti e di statue, appartenenti alla fase più antica della residenza, tutti di notevole pregio e valore artistico. Molto belli sono inoltre le ceramiche, alcuni vetri e due pannelli in cui sono stati ricomposti degli affreschi.

(credits Arianna Florioli)

Museo della Battaglia di San Martino

Costruito nel 1939 su progetto di Antonio Lechi accanto alla torre di San Martino, decorata quest’ultima da affreschi che ritraggono episodi rinascimentali, il museo della battaglia di San Martino conserva i cimeli originali di una delle più importanti e sanguinose battaglie risorgimentali come ad esempio armi, munizioni, carte topografiche ma anche documenti e dipinti che fanno riferimento a questo importante quanto feroce evento bellico. Allo scontro infatti parteciparono circa duecentotrentamila uomini, molti dei quali persero la vita sul campo. Recentemente, in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia, il museo è stato ampliato con l’aggiunta di una sala multimediale che contiene un plastico sul quale vengono proiettati i principali luoghi del conflitto mentre sulle pareti un filmato, unitamente a proiezioni multimediali di vario tipo, spiega quelle che sono state le fasi principali dello scontro in modo tale da far non solo capire ma anche avvicinare emotivamente il fruitore all’importante evento storico. A commemorare ulteriormente la vicenda, oltre alla famosa torre dedicata a Vittorio Emanuele nel 1893, c’è anche la presenza di un ossario che contiene le spoglie dei caduti della battaglia.

(credits Arianna Florioli)

Museo Archeologico

Collocato nei pressi della villa romana, che la tradizione più che fonti storiche certe attribuiscono al poeta Catullo, il museo archeologico conserva antichi reperti appartenenti alla domus e rinvenuti durante le varie campagne di scavo succedutesi nel tempo, ma anche numerosi lacerti risalenti all’età preistorica, all’epoca romana e medievale provenienti da Sirmione e dalle località gardesane limitrofe. Notevoli sono infatti i policromi mosaici pavimentali, una testa di Dioscuro risalente al II secolo, affreschi e stucchi del I secolo a.C. e svariati oggetti in bronzo e ceramica. Interessante poi poter apprendere, grazie alle testimonianze fotografiche presenti nel museo, le varie fasi che hanno caratterizzato le campagne di scavo e di restauro che hanno interessato l’area archeologica.

(credits Arianna Florioli)